More you might like
Rain on roof outside window, gray light, deep covers and warm blankets. Rain and nip of autumn in air; nostalgia, itch to work better and bigger. That crisp edge of autumn.
waking up to the sound of birds chirping reminds me of when I used to wake up with a broken heart everyday.
I remember I used to try to cope without you and I tried my best to smile and dress up and hope that my laugh would remind you of how much you loved it.
but you never came back after that so now it’s been a year and it’s spring again and the birds are chirping and I fucking miss you.
it’s spring again (via 2ndsong)
Take me back to myself
I know you’re hiding there
We have the same safe spaces,
Soft and nectar so sweet
Technicolor touches, there is nothing
else in this world,
Then what we can createDive into my heart, feel it curve around
Your finger tips, let the love sting
Your memory
Breath taken, hands shaking,
You have come home again
You have made light, seen light, felt lightIt hugs your curves and gleams out of your eyes,
And it’s less lonely in our galaxy
We have danced so many times
Said hello in so many moments,
And there is always fire, always safety always love
Take me back to myself.
we were two galaxies that made a home // n.p (via panta-rhea)
It is okay to want your own happiness. It’s okay to care about yourself the most. You are not obligated to sit there and smile and swallow every bit of shit everyone heaps on you. You are more than furniture, you’re more than window dressing, you’re not their shiny toy. You’re human, and you have the right to say “That was shitty of you”. You have a right to protest your own mistreatment and set boundaries for respectful interactions. The rest of the world doesn’t realize you have this right, and they will act offended and appalled when you exercise it, but it is yours.
Unknown (via ohteenscanrelate)
I want
To do with you what spring does with the cherry trees.
Pablo Neruda, Twenty Love Poems and a Song of Despair (via wordsnquotes)
Quel momento in cui sei a letto, non riesci a dormire e rimani lì, facendoti film mentali su scene perfette che non accadranno mai.
(via ragazzafinimondo)
Vedi, cento anni fa non ci credeva nessuno che ci sarebbero stati gli aeroplani.
Eppure ci sono.
Ci sarà sempre qualcuno che ti dirà che non è possibile volare, e poi c'è uno che ci riesce, e poi volano tutti.
Volano tutti.
Dal film “Il Figlio della Luna”
Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)
Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)
Una volta, mentre ero in stazione ad aspettare un treno, ho visto le persone passarmi davanti come nella sequenza di un film. Ognuno era diverso, in attesa di qualcuno, soffriva per qualcosa o qualcuno. E ho capito che non siamo numeri in corsa, siamo piccoli mondi in miniatura. Il problema maggiore però non sono gli altri, siamo noi stessi. Agli altri pian piano si impara a dare l'attenzione che meritano. Si impara a distinguere il giudizio dalle valutazioni date con dolcezza, a fin di bene. Il difficile è sganciarsi da quell'etichetta scomoda che gli altri ci attaccano addosso. Dovrei essere più persone in una sola se dessi ascolto a quel che dice la gente, alle interpretazioni di ogni mio passo, di ogni parola, alle presunte verità scelte al posto mio. Ma, bella o brutta che sia, ho una sola personalità, e questo è molto meno preoccupante di chi ne assume centomila a seconda delle circostanze, perché in fondo chi è così non ne ha nessuna. Ho sempre pensato che chi di colpo molla tutto e fugge, non lascia tracce, non si fa più trovare, fosse stanco di avere addosso un'etichetta, di aspettative ormai fuori tempo per il suo tempo. Ha deciso di cambiare pelle, di farsi tabula rasa e rimodellarsi partendo da capo. Senza inibizioni e senza le pesanti aspettative di nessuno. Perché vedi, Patrick, noi non siamo al mondo per soddisfare le aspettative di nessuno, noi siamo al mondo per evolverci e raggiungere il nostro benessere.
Massimo Bisotti, Il quadro mai dipinto (via toutcequirest)
- Ma lui ti manca?
- Tesoro io sono una donna, mi affeziono pure ai personaggi dei telefilm.
Cit. (via film-libri-serietv)
Nascondeva la sua tristezza con un sorriso.
“Come stai?” le chiedevano e lei senza nessuna fatica rispondeva che andava tutto bene.
Appena si accorgeva che non era veramente così, faceva un piccolo sospiro e andava avanti sorridendo con occhi tristi.
La conosco da così tanto tempo che delle volte penso di conoscere più lei che me stesso.
Ama andare al cinema e odia i film sdolcinati; tranne quando è arrabbiata, perchè così può sfogarsi urlando dietro a quelle finte coppie felici che si baciano.
So che le piace il colore nero, so persino che non fa colazione con il latte, ma soprattutto so che ha paura delle persone.
Ogni volta che siamo in giro, tende ad abbassare la testa e io, dolcemente, gliela tiro su, facendole tornare quel sorriso, triste.
Non passò molto che me ne innamorai.
Sono passati circa tre anni, quattro mesi e dodici giorni.
Lo so, forse penserete che io sia pazzo, ma quel giorno mi catturarono solamente i suoi occhi e da allora non ci fu un solo momento, in cui eravamo assieme, in cui io non smisi mai di guardarla dritta negli occhi.
Lunedi scorso era più triste del solito.
Eravamo sdraiati sul suo letto a guardare la televisione.
“Mi passi il telecomando?” le chiesi.
“Ma c’è il mio cartone preferito”
“È importante… Per favore” insistetti e riuscì a convincerla.
Appena fu in mano mia spensi la televisione e prima che lei potessi gridarmi dietro qualcosa, le chiesi di chiudere gli occhi e di ascoltare.
Vide il mio sguardo serio e senza tante domande lo fece.
Fuori pioveva, ma non c’era quel tipo di pioggia forte, era più una di quelle che ti fa pensare, una di quelle che ti fa star bene , una di quelle che avresti, forse, persino voglia di andare fuori e sentirtela addosso, una di quelle che ti faccia vivere.
“Piove” disse ferma e con occhi chiusi.
“Ascolta meglio” le chiesi.
“Piove come piace a me..” rispose facendo cenno a un sorriso.
“Ogni volta che piove così, mi vieni in mente tu.” sorrise e lo feci pure io, poi, senza che lei potesse parlare, continuai: “Sta piovendo piano e forse non lo so, ma il modo in cui la sento, mi ricorda te e le tue emozioni. Sei sempre stata una di quelle ragazze che cercava di non mostrare mai i propri sentimenti e provava a tutti i costi di sopprimerli. Eppure loro sono lì e in qualche modo, magari anche con un piccolo gesto che fai, si notano. Magari fai un semplice sbuffo o un sospiro più lungo del solito. Oppure abbassi lo sguardo per non guardare in faccia le persone quando ti chiedono come ti senti, in modo da non far capire loro la verità, ma potrei dirtene altre mille di motivazioni.
Tu hai solo bisogno di fare una cosa: ascoltare la pioggia e dirmi come ti senti veramente…”
Cadde il silenzio per alcuni secondi che sembravano interminabili eppure, allo stesso tempo erano rilassanti.
La pioggia continuava a cadere come se fosse la normalità.
“Tu sei come questa pioggia, sei leggera e non fai male a nessuno, ma ogni goccia che cade è esattamente come quando trattieni le emozioni dentro. Senti. Ascolta le gocce. Riusciresti a contarle? Riusciresti a contare le tue emozioni intrappolate dentro di te? Una tua emozione è come una goccia, una fra tante eppure sono così tante che non riesci nemmeno a distinguerle. Una fra tante, una fra mille, una fra centomila, una fra nessuna.”
“La verità è che mi serve solo una certezza, non saprei nemmeno io cosa intendo per certezza, ma so che ne ho bisogno. È come se necessitassi di un’ancora, che mi permetta di non perdermi più in mezzo al nulla, in mezzo a questo immenso mare di gocce, d’emozioni.
L’abbracciai forte e le dissi: “Sii la mia nave e io non ti mollerò mai”
Lei si mise a ridere, forse per quella stupida frase fatta che dissi, ma poi tornammo seri e rimanemmo ad ascoltare la pioggia ancora qualche minuto in silenzio e poi senza nessun preavviso, si girò e m’abbracciò forte.
“E tutto questo affetto dal nulla?” quando si staccò, m’accorsi che stava piangendo, ma poi, come d’abitudine, le spunto quel sorriso bellissimo e quello era il più vero che avessi mai visto in lei, il più bello.
C’addormentammo dopo poco e al nostro risveglio, la pioggia era finita e i suoi occhi tristi, continuavano ad esserci.
ricordounbacio (via ricordounbacio)
